Il mito del baratto e le vere origini del denaro
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Il mito del baratto e le vere origini del denaro

Nella narrazione che i bitcoiner utilizzano più spesso per spiegare l’evoluzione del denaro verso Bitcoin, si parte quasi sempre dallo stesso punto: il baratto: due persone si incontrano, una ha il pesce e l’altra il pane, ma non coincidono i desideri.

Nasce così il problema della “doppia coincidenza dei desideri” e, per risolverlo, emerge spontaneamente un bene intermedio accettato da tutti: la moneta.

È una storia chiara, intuitiva e pedagogicamente efficace. Peccato che sia, in larga parte, un mito.

Questo racconto deriva principalmente da Adam Smith e fu poi formalizzato da Carl Menger nell’economia austriaca. Per oltre due secoli è stato ripetuto nei manuali di economia come fatto storico, quando in realtà era una ricostruzione ipotetica.

David Graeber, antropologo e autore di Debito: i primi 5000 anni, ha demolito questa narrazione con forza. Non esistono prove storiche o etnografiche di società primitive basate principalmente sul baratto. Gli scambi avvenivano per lo più attraverso credito informale (i più anziani ricorderanno il libretto su cui i bottegai di quartiere annotavano gli acquisto a credito), relazioni sociali, economia del dono o debiti reciproci.

Il baratto era ciò che accadeva tra nemici o sconosciuti, non tra vicini di casa.

Nick Szabo: il ponte tra preistoria e Bitcoin

In questo dibattito, Nick Szabo occupa un posto unico. Computer scientist, crittografo, giurista e pensatore poliedrico, Szabo è una delle figure più influenti nella “preistoria” di Bitcoin. È l’inventore del concetto di smart contract (1994) e il creatore di Bit Gold (1998), il progetto che più di ogni altro ha anticipato l’architettura di Bitcoin.

Qualcuno lo ha identificato come uno dei candidati all’identità di Satoshi Nakamoto.

Nel 2002 Szabo pubblicò il saggio fondamentale Shelling Out: The Origins of Money, in cui spiegava che le prime forme di denaro non erano nate per facilitare il commercio quotidiano, ma come collectibles (oggetti da collezione: conchiglie, denti, perline, ecc.). Questi oggetti servivano a trasferire valore in situazioni ad alto rischio e imprevedibili: eredità, risarcimenti, alleanze matrimoniali, bottino di guerra.

Oggi, maggio 2026, Szabo è tornato sull’argomento con un nuovo, potente saggio intitolato “The Fabric of Desires” (pubblicato sul blog di JAN3), in cui raffina e approfondisce la sua tesi con una narrazione ancora più chiara e incisiva.

La tesi di “The Fabric of Desires”

Szabo ribalta esplicitamente la sequenza tradizionale:

«Non sono i mercati che hanno reso possibile la moneta. Sono i collectibles (ciò che oggi chiamiamo moneta) che hanno reso possibili i mercati efficienti.»

I collectibles esistevano da decine di migliaia di anni prima dei mercati estesi. La loro funzione principale non era risolvere il baratto quotidiano, ma “cucire” (stitch) desideri e obblighi separati nel tempo e nello spazio.

Attraverso una vivida storia ispirata ai Yurok (popolo nativo della California), Szabo mostra come le conchiglie dentalium venissero usate per porre fine a un conflitto per il furto di una canoa: risarcimento, riparazione della pace, riconoscimento del danno. Le stesse conchiglie servivano per i prezzi delle spose, per le eredità alla morte di una persona, per sigillare alleanze.

Queste proprietà li rendevano ideali:

  • Durabilità (sopravvivevano alle generazioni)
  • Scarsità verificabile
  • Trasportabilità e divisibilità
  • Riduzione della fiducia necessaria (trust-minimization)

Non nascevano da decreto di un re o da un mercato, ma evolvevano spontaneamente perché risolvevano problemi umani profondi e ricorrenti: morte, conflitto, matrimonio.

Bitcoin, secondo Szabo, rappresenta l’apice tecnologico di questa linea evolutiva lunga oltre centomila anni. È il collectible definitivo: scarsissimo, durevole, divisibile, trasferibile a livello globale senza intermediari fidati. Gli argomenti moderni a favore di Bitcoin (buon store of value, trasferimento di valore attraverso il tempo) sono antichissimi.

Szabo sostiene che i nostri desideri non sono casuali, ma formano una struttura complessa — una “trama” — che è stata modellata dall’evoluzione per aiutarci a sopravvivere e riprodurci.

Mentre Smith vedeva il denaro come una soluzione a un problema di scambio, Szabo lo vede come un modo per estendere la nostra capacità di soddisfare desideri complessi nel tempo e nello spazio.

I punti chiave della sua tesi includono:

  • Oltre il bisogno immediato: A differenza degli animali, i cui desideri sono legati a cicli biologici immediati (fame, sonno), l’uomo ha sviluppato desideri simbolici e a lungo termine.
  • Il denaro come “misuratore di sacrificio”: Il denaro non è solo un mezzo di scambio, ma una prova del sacrificio compiuto da qualcun altro. È un modo per quantificare e trasferire “valore di sopravvivenza” attraverso le generazioni.
  • Sincronizzazione dei desideri: Invece di limitarsi a risolvere la “doppia coincidenza dei bisogni” del baratto, il denaro (e ora Bitcoin) funge da tessuto connettivo che permette a milioni di estranei di sincronizzare i propri desideri futuri.

La fine del mito di Adam Smith? Szabo sembra voler costruire un ponte tra la critica antropologica di Graeber e la necessità funzionale della moneta dura (hard money). Se Graeber ha ragione nel dire che il baratto è un mito, Szabo aggiunge che il denaro non è nato per “correggere” quel mito, ma per dare una forma tangibile alla complessa rete di desideri che definisce la specie umana.

Mentre il baratto di Smith era una transazione fredda e meccanica, la visione di Szabo è profondamente radicata nella nostra biologia. Bitcoin, in quest’ottica, non è solo “oro digitale”, ma l’evoluzione finale di questo tessuto: un sistema che permette la cooperazione umana senza la necessità di fidarsi di istituzioni centralizzate, basandosi esclusivamente sulla verità matematica e sul sacrificio di energia.

Riuscirà a sfatare il mito?

Szabo non è il primo a criticare il mito del baratto (Graeber lo aveva già fatto con forza), ma il suo contributo è diverso: offre una teoria alternativa coerente, evolutiva e compatibile con Bitcoin. Non si limita a demolire la storia di Smith e Menger, ma spiega perché e come è emerso il valore astratto, e perché Bitcoin ne è la prosecuzione logica.

La domanda rimane aperta: questo nuovo saggio, elegante, narrativo e profondamente radicato nell’antropologia, sarà sufficiente a rimuovere definitivamente il mito di Adam Smith dalle narrazioni bitcoiner e dai libri di testo?

Probabilmente no da solo. I miti pedagogici sono duri a morire. Ma contribuisce in modo potente a sostituire una storia semplificata e sbagliata con una più antica, più vera e, paradossalmente, molto più “bitcoiniana”.

Il denaro non è nato solo per farci scambiare pane con pesce. È nato per permetterci di gestire l’imprevedibile, di onorare i morti, di fermare le guerre e di costruire alleanze per il futuro. Bitcoin è solo l’ultima, e più sofisticata, delle conchiglie.

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21 Milioni di Chiacchiere
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