L’India ha ordinato a GitHub di rimuovere entro tre ore i repository di BitChat, l’app di messaggistica mesh Bluetooth sviluppata dal team di Jack Dorsey.
Il motivo ufficiale? Il rischio di “comunicazione illecita” e coordinamento di proteste durante gli shutdown di internet imposti intorno a Jantar Mantar per le manifestazioni sul caso NEET.
BitChat funziona senza internet, senza server, senza SIM e senza numeri di telefono: due telefoni vicini bastano per far passare messaggi crittografati. Uno strumento nato proprio per resistere ai blackout governativi, già usato in Iran, Nepal e altrove. L’ordine è arrivato dall’Indian Cyber Crime Coordination Centre (I4C) sotto il Ministry of Home Affairs, invocando la sicurezza pubblica. Nel giro di poche ore, però, il codice è stato mirrorato su piattaforme decentralizzate come Radicle: il tentativo di cancellazione si è trasformato in una dimostrazione pubblica di resilienza.
Governi sempre più aggressivi
Questo episodio non è isolato. Sempre più governi, anche quelli che si definiscono democratici, stanno adottando un atteggiamento autoritario nei confronti della libertà di espressione. I cittadini vengono trattati non più come titolari della sovranità, ma come sudditi da sorvegliare, silenziare e guidare.
Internet shutdowns, ordini di rimozione di codice open source, richieste di backdoor e sorveglianza di massa diventano strumenti ordinari.
L’obiettivo dichiarato è sempre lo stesso: “ordine pubblico”, “sicurezza nazionale”, “protezione dei minori”.
Il risultato è un progressivo svuotamento delle libertà fondamentali.
Non basta un’app: serve sostituire l’infrastruttura
BitChat dimostra la potenza della tecnologia decentralizzata, ma allo stesso tempo ne rivela i limiti attuali. Avere un’applicazione eccellente non serve se l’infrastruttura su cui si basa (repository, hosting, discovery) rimane centralizzata. GitHub (di Microsoft) viene ancora considerato quasi indispensabile per i progetti open source, ma rappresenta un singolo punto di fallimento e di censura. Un ordine di un governo, una decisione aziendale o una pressione politica possono mettere a rischio interi ecosistemi.
Per questo è necessario sostituire tutta la pila infrastrutturale di internet con soluzioni decentralizzate: identità, storage, collaborazione, discovery e comunicazione.
Alternative decentralizzate a GitHub
Fortunatamente l’ecosistema sta crescendo rapidamente.
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Radicle: Piattaforma peer-to-peer nativa su Git. Ogni utente esegue un nodo locale, i repository si replicano tramite gossip protocol. È local-first, resistente alla censura e non dipende da server centrali. Ideale per chi vuole vera sovranità tecnica.
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Soluzioni basate su Nostr: Il protocollo Nostr (Notes and Other Stuff Transmitted by Relays) sta diventando uno dei terreni più fertili per la collaborazione decentralizzata sul codice. Grazie a NIP-34, repository, issue, patch e pull request diventano eventi firmati crittograficamente che viaggiano sui relay.
Tra le implementazioni più interessanti:
- ngit + Grasp (di DanConwayDev): CLI che permette di usare Git normalmente ma pubblica annunci, branch e proposte sui relay Nostr. Identità unica basata sulla chiave Nostr, interoperabilità tra client e server.
- Buzz di Block (Jack Dorsey): Piattaforma completa di collaborazione (chat + Git hosting) interamente su Nostr, open source e self-hostable.
- gitworkshop.dev, NostrGit, gittr.space e altri frontend che offrono interfacce familiari con fork, issue, bounties Lightning e zaps.
Queste soluzioni combinano la semplicità di Nostr (nessun account centrale, portabilità dell’identità) con il workflow Git consolidato. Il codice può vivere su storage decentralizzato o su server tradizionali, mentre metadati e coordinamento restano sulla rete aperta di relay.
Altre opzioni self-hosted come Forgejo/Gitea o Codeberg (non-profit) offrono maggiore indipendenza rispetto a GitHub, ma mancano della resilienza P2P o Nostr.
Chat Control e l’ipocrisia della “protezione”
Lo stesso schema si ripete in Europa con il Chat Control, la proposta che vorrebbe scansionare i messaggi privati di tutti con l’obiettivo di combattere abusi sui minori. O con i progetti di autenticazione obbligatoria sui social “per proteggere gli adolescenti”.
Studi indipendenti mostrano da anni che divieti e sorveglianza di massa hanno scarso effetto sulla reale protezione dei giovani, mentre creano rischi enormi di sorveglianza, errori di identificazione e censura. Le notizie vengono spesso amplificate e manipolate da chi ha in agenda sia controllo che profitto (piattaforme centralizzate e governi inclusi). Il risultato è sempre lo stesso: più potere nelle mani di pochi.
L’effetto contrario
Questi maldestri tentativi di controllo stanno ottenendo l’effetto opposto. Ogni ordine di rimozione, ogni minaccia di censura, ogni proposta autoritaria accelera lo sviluppo di alternative decentralizzate e spinge gli sviluppatori e gli utenti consapevoli ad adottarle.
La storia di BitChat su GitHub è solo l’ultimo capitolo di una narrazione più ampia: più i governi stringono la presa, più la tecnologia decentralizzata si evolve. Alla fine, la vera sovranità tornerà dove deve stare — nelle mani degli individui liberi, connessi da protocolli aperti e resistenti.
Il futuro di internet non sarà deciso nelle sale ministeriali, ma nei repository decentralizzati, sui relay Nostr e nei nodi personali di chi ha scelto di non essere più un suddito.