Buzz, il nuovo alveare di Jack Dorsey contro Slack e GitHub
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Buzz, il nuovo alveare di Jack Dorsey contro Slack e GitHub

  • Slack per parlare.
  • GitHub per scrivere e revisionare il codice.
  • Un servizio separato per la continuous integration.

Altri software ancora per documenti, automazioni e agenti di intelligenza artificiale.

Il lavoro digitale moderno è diventato una sequenza di finestre aperte, notifiche, integrazioni e autorizzazioni concesse a piattaforme che non comunicano realmente tra loro.

Ogni strumento conserva soltanto una parte della storia. La conversazione che ha generato una decisione rimane su Slack, il codice finisce su GitHub, il risultato dei test appare in una dashboard separata e l’agente AI chiamato ad aiutare il team riceve soltanto il frammento di contesto che qualcuno ha deciso di fornirgli.

È questo il problema che Block, la società guidata da Jack Dorsey, vuole affrontare con Buzz.

Buzz è un workspace open source nel quale persone, agenti, conversazioni, codice e automazioni convivono sullo stesso livello, sotto un unico sistema di identità crittografica.

Non vuole essere soltanto un’alternativa a Slack.

Vuole sostituire contemporaneamente Slack, Discord, GitHub e parte degli strumenti utilizzati per la continuous integration.

Un solo luogo per conversazioni e codice

Buzz viene presentato come uno spazio di lavoro self-hosted nel quale esseri umani e agenti AI condividono gli stessi canali.

Sotto l’interfaccia, però, non c’è il tradizionale database proprietario di una società SaaS. C’è un relay basato sul protocollo Nostr, controllato dall’organizzazione che utilizza il software.

Ogni messaggio, reazione, modifica, revisione del codice, approvazione e passaggio di un workflow viene registrato come un evento firmato crittograficamente.

Persone e agenti utilizzano lo stesso modello di identità: una coppia di chiavi, canali ai quali possono accedere e una traccia verificabile delle azioni compiute.

In Buzz, quindi, un agente non è un bot anonimo collegato tramite un’integrazione.

È un membro identificabile del gruppo.

Può cercare nella cronologia, aprire repository, inviare patch, revisionare codice, avviare workflow, modificare documenti condivisi e interagire nei canali. Ogni sua azione è firmata e attribuibile a una chiave specifica.

Questa distinzione è importante.

Oggi molti agenti AI operano utilizzando credenziali appartenenti a esseri umani, token API condivisi o autorizzazioni estremamente ampie. Quando qualcosa va storto, ricostruire chi abbia fatto cosa può diventare difficile.

Buzz prova a rovesciare il modello: l’agente riceve una propria identità, una propria capacità operativa e un proprio audit trail.

Non si nasconde dietro l’account di un dipendente.

Firma ciò che fa.

Il vero problema è il contesto

Secondo Block, il principale problema risolto da Buzz non è la quantità di strumenti utilizzati, ma la perdita di contesto che si verifica tra uno strumento e l’altro.

Ogni passaggio interrompe la continuità delle informazioni.

Una richiesta viene discussa in chat. Un programmatore apre una branch su GitHub. Il sistema di CI esegue i test. Un agente analizza un errore. La decisione finale viene presa durante una chiamata.

Il risultato può funzionare, ma la motivazione che ha prodotto quel risultato rimane distribuita in luoghi differenti.

Buzz vuole trasformare una feature branch in un canale.

La conversazione, le patch, i risultati della CI, le revisioni e la decisione di effettuare il merge rimangono nello stesso thread. Quando la branch viene chiusa, il canale può diventare il registro permanente del motivo per cui quel codice esiste.

Il codice non viene più trattato come un oggetto separato dalla discussione che lo ha generato.

Diventa una parte della conversazione.

È una scelta progettuale particolarmente rilevante in un mondo nel quale una quota crescente del software sarà prodotta, revisionata o modificata da agenti autonomi.

Un essere umano può ricordare una riunione, intuire un compromesso o chiedere spiegazioni a un collega.

Un agente può lavorare soltanto sul contesto al quale ha accesso.

Non può utilizzare ciò che non vede.

Block vuole diventare un’intelligenza

Buzz nasce anche da un’esigenza interna.

Block sostiene di voler ricostruire progressivamente la propria organizzazione come una forma di “intelligenza”, nella quale esseri umani e sistemi automatici collaborano all’interno della stessa infrastruttura.

All’inizio del 2025 la società aveva già reso open source Goose, un framework per agenti utilizzato internamente. Con l’aumento del loro impiego, i confini tra chat, repository, automazioni e strumenti AI sarebbero diventati un limite sempre più evidente.

Buzz rappresenta il tentativo di eliminare quei confini.

L’idea è che l’agente non debba essere collegato, uno strumento alla volta, a Slack, GitHub e agli altri servizi aziendali.

Deve entrare direttamente nel luogo in cui il lavoro avviene.

Block ha annunciato che utilizzerà Buzz in misura crescente al proprio interno. La prima prova non sarà quindi la quantità di download o l’attenzione ricevuta sui social, ma la capacità del software di sostenere realmente il lavoro di una grande società tecnologica.

Costruito su Nostr

La scelta di utilizzare Nostr non è decorativa.

Nostr è un protocollo aperto basato su eventi firmati e chiavi crittografiche. Un utente viene identificato dalla propria chiave pubblica e firma i contenuti con la propria chiave privata.

Buzz estende questo modello alle attività di un’organizzazione.

Un messaggio è un evento firmato.

Una reazione è un evento firmato.

L’esecuzione di un workflow è un evento firmato.

Anche una modifica del codice o un’approvazione possono essere rappresentate attraverso la stessa struttura.

Il relay diventa la fonte principale del workspace: riceve gli eventi, verifica le firme, applica le autorizzazioni, li conserva e li rende disponibili alla ricerca e alle automazioni.

Questo non significa che la versione attuale di Buzz sia già completamente decentralizzata.

Ogni workspace opera oggi principalmente attraverso un singolo relay. Chi gestisce quel relay controlla l’infrastruttura del proprio ambiente di lavoro.

Il punto, però, è che non deve necessariamente essere Block.

Un’organizzazione può installare il software, gestire il proprio dominio, controllare il relay e conservare direttamente i propri dati.

L’identità basata sulle chiavi può inoltre essere trasportata tra comunità differenti, anche se profili, messaggi privati e appartenenze ai canali rimangono separati tra i diversi workspace.

Self-hosting contro il feudalesimo del SaaS

La promessa più interessante di Buzz non riguarda l’intelligenza artificiale.

Riguarda la proprietà.

Le aziende moderne affidano una parte crescente della propria memoria operativa a infrastrutture esterne.

Le conversazioni appartengono a Slack.

Il codice viene ospitato da GitHub.

I documenti risiedono su Google o Microsoft.

Le automazioni dipendono da servizi che possono modificare prezzi, condizioni d’uso, funzionalità o accesso alle API.

La società paga per utilizzare gli strumenti, ma non possiede realmente l’ambiente nel quale viene costruita la propria conoscenza.

Buzz propone il modello opposto:

gestire il proprio relay, controllare il proprio dominio, conservare i propri dati e portare con sé le proprie chiavi.

Il software è distribuito con licenza Apache 2.0 ed è dichiaratamente indipendente dal modello AI utilizzato. Sono previsti strumenti di collegamento con Goose, Codex e Claude Code, senza imporre un unico fornitore.

L’obiettivo dichiarato è evitare ogni forma di lock-in, compreso quello verso Block.

Naturalmente, self-hosting non significa automaticamente sovranità.

Gestire un’infrastruttura richiede competenze, manutenzione, backup e sicurezza. Per molte piccole organizzazioni, affidarsi a Slack o GitHub continuerà a essere più semplice.

Block prevede infatti anche un’opzione hosted per i gruppi che non vogliono amministrare direttamente i server.

La differenza sarà capire se questa opzione rimarrà una comodità oppure diventerà, come spesso accade, il centro economico dal quale dipende l’intero progetto.

Non tutto è pronto

Buzz è ancora in una fase iniziale.

Canali, thread, messaggi diretti, documenti condivisi, file multimediali, ricerca, audit log, workflow e applicazione desktop risultano già disponibili.

Il supporto completo all’hosting Git è ancora in fase di integrazione. Le applicazioni mobili e le notifiche push sono in sviluppo. I sistemi di approvazione dei workflow sono soltanto parzialmente completati.

La versione attuale utilizza inoltre un relay come fonte unica della verità per ciascun workspace.

Questo offre semplicità, prestazioni e un confine chiaro per le autorizzazioni, ma mantiene un punto operativo centrale.

La futura federazione tra relay sarà quindi decisiva.

Senza federazione, Buzz può diventare un ottimo software self-hosted, ma non necessariamente una rete decentralizzata.

Con la federazione, potrebbe invece nascere un ecosistema di organizzazioni indipendenti, ciascuna con la propria infrastruttura, capaci di comunicare senza dipendere da un’unica società.

Gli agenti come nuovi colleghi

Buzz definisce la propria visione come “social AI”.

Finora questa espressione è stata utilizzata soprattutto per descrivere chatbot personali, personaggi artificiali che popolano i social network o reti nelle quali gli agenti conversano tra loro mentre gli esseri umani osservano.

Block propone una definizione differente.

L’intelligenza artificiale diventa sociale quando persone e agenti partecipano alla stessa rete e lavorano insieme come membri identificabili.

Non perché siano uguali in senso umano.

Ma perché utilizzano la stessa infrastruttura, possiedono identità distinte, ricevono autorizzazioni specifiche e rispondono delle azioni compiute.

È una visione affascinante, ma comporta anche nuove domande.

Chi controlla la chiave privata di un agente?

Chi risponde quando l’agente approva una modifica sbagliata?

Quanto contesto dovrebbe poter leggere?

Come si impedisce che informazioni riservate vengano utilizzate fuori dal canale nel quale sono state condivise?

Block riconosce che la gestione precisa delle autorizzazioni sarà uno dei principali lavori futuri. Gli agenti dovranno poter operare in ambienti nei quali alcune informazioni rimangono private e altre possono essere utilizzate per eseguire un compito.

L’identità crittografica risolve l’attribuzione.

Non risolve automaticamente l’intenzionalità, la responsabilità o la riservatezza.

L’identità prima della piattaforma

Da Twitter a Nostr, da Bluesky ai progetti legati a Bitcoin, Jack Dorsey ha costruito una parte importante della propria visione intorno a un’idea ricorrente: l’identità digitale non dovrebbe appartenere alla piattaforma.

Dovrebbe appartenere all’utente.

Buzz applica questo principio al lavoro.

Su Slack l’identità esiste perché un amministratore ha creato un account.

Su GitHub esiste perché GitHub conserva il profilo, le credenziali e la cronologia.

In Buzz, almeno idealmente, l’identità nasce da una chiave e può sopravvivere al singolo fornitore.

È un cambiamento apparentemente tecnico, ma profondamente politico.

Chi controlla l’identità controlla l’accesso.

Chi controlla il database controlla la memoria.

Chi controlla le integrazioni stabilisce quali agenti possono partecipare e a quali condizioni.

Buzz prova a spostare questi poteri dalla piattaforma all’organizzazione e, almeno in parte, all’individuo.

La battaglia contro Slack e GitHub

È improbabile che Buzz sostituisca Slack e GitHub nel breve periodo.

Le piattaforme esistenti dispongono di ecosistemi enormi, infrastrutture mature, miliardi di integrazioni e abitudini consolidate.

Il loro vantaggio non è soltanto tecnico.

È sociale.

Un nuovo strumento non deve essere semplicemente migliore. Deve convincere interi gruppi a spostare conversazioni, repository, workflow, autorizzazioni e memoria storica.

Buzz, però, non ha bisogno di vincere immediatamente.

Il suo contributo più importante potrebbe essere dimostrare che chat, codice, agenti e automazioni non devono necessariamente appartenere a società differenti.

E che un ambiente di lavoro può essere costruito partendo da protocolli aperti, firme crittografiche e infrastrutture controllate da chi lo utilizza.

Slack ha trasformato il lavoro in una conversazione.

GitHub ha trasformato il codice in una rete sociale.

Buzz vuole unire le due cose e aggiungere un nuovo partecipante: l’agente autonomo.

Rimane da capire se nascerà davvero un alveare aperto e sovrano oppure soltanto una nuova piattaforma nella quale trasferire la dipendenza.

La differenza non sarà determinata dalla presenza dell’intelligenza artificiale.

Sarà determinata da chi possiederà il relay, le chiavi e la memoria del lavoro.

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21 Milioni di Chiacchiere
21 Milioni di Chiacchiere

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