Dove sbaglia Cipollone scrivendo nell'Economist su Satoshi Nakamoto
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Dove sbaglia Cipollone scrivendo nell'Economist su Satoshi Nakamoto

Sorry, Piero
Il futuro della finanza digitale non ha bisogno di banche centrali che si aggrappano al passato

Nel 2008 un manifesto apparso su internet ha proposto qualcosa di radicale: una moneta peer-to-peer che non richiede intermediari fidati, né banche centrali, né governi. Satoshi Nakamoto non stava sognando un mondo di “techno-futuristi” ingenui, come vuole far credere Piero Cipollone. Stava rispondendo a un problema concreto e ancora irrisolto: la moneta tradizionale funziona solo grazie a una catena di fiducia che, periodicamente, si spezza. Crisi finanziarie, salvataggi bancari, inflazione, censura dei pagamenti, tassi negativi, debasing monetario. Il sistema di cui Cipollone è parte integrante non è “stabile e affidabile”: è un sistema che ha bisogno di essere continuamente salvato da se stesso.

Cipollone, membro del board della BCE e presidente della task force sull’euro digitale, scrive sull’Economist che le ambizioni di Satoshi hanno “catturato l’immaginazione pubblica” ma che la realtà sta andando in un’altra direzione: più la finanza diventa digitale, più avrà bisogno di moneta pubblica. È un’affermazione comprensibile. È anche profondamente di parte. Un banchiere centrale non può dire altro. Il suo mestiere è difendere il monopolio della moneta a corso legale e la posizione privilegiata delle banche commerciali che creano depositi dal nulla. Ogni giorno che passa, però, quel sistema mostra i suoi limiti con sempre maggiore chiarezza.

Il problema non è la volatilità. È la fiducia forzata

Cipollone insiste sul fatto che solo la moneta di banca centrale è “risk-free” e universalmente accettata. Ma “risk-free” rispetto a cosa? Rispetto al rischio di credito di una singola banca commerciale, sì. Rispetto al rischio di politica monetaria, di inflazione, di confisca, di censura e di default sovrano, no. La storia recente è piena di esempi: Cipro 2013, Grecia, Argentina, Turchia, Libano, Nigeria, e i tentativi sempre più aggressivi di controllare i flussi di capitale. La moneta di banca centrale è “sicura” solo finché lo Stato decide di non toccarla. Bitcoin non ha bisogno di questa promessa.

Le stablecoin e i depositi tokenizzati hanno rischi di credito? Certo. E proprio per questo molte persone e imprese scelgono Bitcoin come riserva di valore e settlement finale. La volatilità di Bitcoin non è un bug: è il prezzo di un asset che non può essere stampato a piacimento e che non dipende dalla buona volontà di un comitato di banchieri centrali. Cipollone chiama “wild booms and busts” quello che per milioni di persone è stato un’ancora di salvezza contro valute nazionali che perdevano valore a due cifre all’anno.

Tokenizzazione sì, ma senza il vecchio intermediario

Cipollone ha ragione su un punto tecnico: la tokenizzazione e i distributed ledger possono rendere i mercati più efficienti. Ma la conclusione che ne trae è quella tipica di chi vuole catturare l’innovazione senza abbandonare il potere. “Forniamo moneta di banca centrale tokenizzata e tutto funzionerà meglio”. In altre parole: prendiamo la tecnologia nata per eliminare gli intermediari e la rimettiamo sotto il controllo dell’intermediario ultimo.

Il progetto Pontes e l’idea di avere moneta di banca centrale direttamente sulle blockchain degli asset non risolvono il problema di fondo. Trasformano semplicemente la dipendenza dalla BCE in una dipendenza tecnologica più sofisticata. La “singleness of money” che Cipollone difende è in realtà l’imposizione di un unico standard monetario controllato centralmente. Bitcoin e le reti permissionless offrono qualcosa di diverso: settlement finale senza controparte, senza orario di chiusura, senza possibilità di freeze arbitrario.

Il sistema che Cipollone difende sta invecchiando male

Ogni giorno che passa i limiti del sistema fiat diventano più evidenti:

  • Debito pubblico a livelli storicamente elevati in quasi tutte le economie avanzate.
  • Banche centrali costrette a scegliere tra stabilità finanziaria e stabilità dei prezzi.
  • Crescita della sorveglianza sui pagamenti e tentativi di spingere verso monete digitali di banca centrale con potenziali funzionalità di controllo.
  • Un’industria finanziaria che continua a estrarre circa il 2% del valore dell’economia in costi di intermediazione, come ammette lo stesso Cipollone, da oltre un secolo.

Bitcoin non è “la soluzione a tutto”. È un sistema monetario alternativo con regole trasparenti, offerta limitata e nessuna necessità di fiducia in un’istituzione umana. Cipollone può solo difendere il sistema di cui fa parte. È il suo lavoro. Ma presentare questa difesa come analisi oggettiva della “storia della finanza digitale” non è corretto. La storia non sta dimostrando che Satoshi aveva torto. Sta dimostrando che il sistema che Cipollone rappresenta continua a generare le stesse fragilità che hanno reso necessaria l’invenzione di Bitcoin.

La finanza digitale non ha bisogno di più moneta pubblica. Ha bisogno di opzioni. E Bitcoin è l’opzione che non chiede il permesso a nessuno.

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21 Milioni di Chiacchiere
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Cipollone non sa usare la cipolla di Tropea online poverino