Hodl Hodl introduce lo “security scoring” sui Bitcoin: protezione o censura mascherata?
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Hodl Hodl introduce lo “security scoring” sui Bitcoin: protezione o censura mascherata?

Il 18 settembre 2026 l’account ufficiale @hodlhodl ha annunciato un aggiornamento sulla sicurezza della piattaforma. Il messaggio, intitolato “A quick update on platform security”, spiega che è stato introdotto un sistema di enhanced bitcoin security scoring su tutta la piattaforma.

Il testo è chiaro:

«Questo NON è un processo KYC/AML. Quello che è cambiato è di natura tecnica: i bitcoin in entrata vengono ora controllati per individuare gravi segnali d’allarme prima che un contratto venga regolato. Se un bitcoin riceve un punteggio davvero negativo, non lasceremo andare a buon fine quel contratto. Nessuno vuole ritrovarsi con monete che non può più muovere o incassare in seguito: è proprio questo scenario che stiamo scongiurando. La maggior parte delle operazioni non ne risente. Questo blocca solo i rari casi chiaramente problematici, e protegge entrambe le parti di ogni scambio.»

In sintesi, prima che un contratto possa essere liquidato, i Bitcoin depositati nell’escrow multisig vengono sottoposti a un controllo di “score”. Se il punteggio risulta gravemente negativo, il contratto viene bloccato. L’obiettivo dichiarato è proteggere acquirente e venditore dal rischio di ritrovarsi con monete illiquide, cioè monete che in seguito potrebbero essere rifiutate da exchange o servizi.

Il problema di fondo: non è solo un controllo tecnico

Hodl Hodl insiste sul fatto che non si tratti di KYC /AML . Tecnicamente è vero: non viene chiesta l’identità degli utenti. Si analizzano i Bitcoin in arrivo (le UTXO depositate nell’escrow) attraverso sistemi di risk scoring basati sulla blockchain analytics.

Questi sistemi, però, non operano in un vuoto neutrale. Si fondano su liste e database di terzi che includono:

  • indirizzi sanzionati dall’OFAC e da altre autorità,

  • fondi potenzialmente legati a hacks, ransomware , darknet market,

  • esposizione a mixer e servizi di privacy considerati ad alto rischio,

  • pattern classificati come illeciti dalle società di chain analysis .

Il risultato pratico è che la piattaforma rifiuta di far procedere un contratto se le monete presentano un “genuinely bad score”. È una forma di filtraggio preventivo basato su liste esterne. Anche se limitato ai “casi rari”, il meccanismo introduce un gatekeeping: certe monete diventano di fatto non accettabili sulla piattaforma, indipendentemente dalla volontà delle due parti e dalla validità on-chain della transazione.

Il parallelo con Marathon (Mara) nel 2021

Non è la prima volta che una realtà Bitcoin cerca di “pulire” le monete o le transazioni attraverso filtri basati su liste governative. Nel maggio 2021 Marathon Digital Holdings (allora spesso chiamata semplicemente Mara) lanciò un mining pool “OFAC-compliant”. Usando tecnologia di risk scoring (all’epoca di DMG/Blockseer), il pool filtrava le transazioni collegate a indirizzi sanzionati o considerati ad alto rischio, producendo i cosiddetti “clean blocks”.

La community reagì duramente. Il tentativo venne visto come un attacco diretto alla fungibilità e alla resistenza alla censura di Bitcoin. I blocchi “puliti” contenevano meno transazioni e generavano fee inferiori. Pochi giorni dopo, sotto pressione, Marathon fece marcia indietro e abbandonò il filtro, tornando a Bitcoin Core standard. Quell’episodio è rimasto un precedente: tentare di rendere Bitcoin “compliant” con liste OFAC attraverso il filtraggio viene generalmente considerato una forma di censura, anche quando motivato da esigenze di liquidità o di rassicurazione istituzionale.

Il caso di Hodl Hodl è diverso sul piano tecnico (non si tratta di mining, ma di accettazione in un mercato P2P), ma analogo sul piano filosofico. Anche qui si introduce un filtro basato su score esterni che incorporano liste OFAC e classificazioni di rischio. Anche qui si giustifica l’intervento con la necessità di evitare monete “problematiche”. Anche qui si rischia di erodere la neutralità della piattaforma.

Perché non si può più parlare di imparzialità

Hodl Hodl ha costruito la propria reputazione come piattaforma P2P non-custodial e senza KYC, dove le persone scambiano Bitcoin direttamente, protetti solo dal multisig 2-of-3 e dalla reputazione. La promessa implicita era quella di un ambiente il più possibile permissionless e neutrale.

L’introduzione di un scoring che può bloccare contratti sulla base di liste e database esterni cambia la natura del servizio. La piattaforma non è più un semplice intermediario tecnico neutrale: diventa un attore che decide quali monete sono accettabili e quali no, secondo criteri che non controlla direttamente e che riflettono priorità regolatorie e di compliance di terzi.

Anche se il filtro colpisse solo una piccola percentuale di transazioni, il principio è quello che conta. Una volta accettata l’idea che certe monete possano essere escluse perché “hanno uno score cattivo”, si apre la porta a un progressivo allargamento dei criteri. E si indebolisce uno degli argomenti più forti a favore del trading P2P non-custodial: la possibilità di scambiare Bitcoin senza doversi preoccupare di cosa pensano le autorità o le società di analytics.

Conclusione

Hodl Hodl presenta il nuovo sistema come una misura tecnica di protezione contro il rischio di illiquidità. Sul piano pratico può anche ridurre alcuni problemi reali. Sul piano dei principi, però, si tratta di un passo verso la censura basata su liste tipo OFAC e analoghi database di rischio. L’esperienza di Marathon nel 2021 dimostra quanto la community Bitcoin sia sensibile a questo tipo di interventi.

Dopo questa mossa, Hodl Hodl non può più essere considerata una piattaforma pienamente imparziale. Ha scelto di inserirsi nella catena di decisioni su quali Bitcoin sono “accettabili” e quali no.

Per un servizio che ha sempre vantato libertà, anonimato e assenza di intermediari, è un cambiamento di rotta significativo.

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21 Milioni di Chiacchiere
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