Una causa intentata a New York sta facendo discutere la comunità Bitcoin.
Il 1° maggio 2026, un ricorrente identificato con il nome Noah Doe usato per mantenere l’anonimato, insieme a due LLC del Wyoming (ABC Company e XYZ Company) ha depositato presso la Supreme Court dello Stato di New York una First Amended Complaint di 901 pagine (Index No. 153119/2026).
I ricorrenti chiedono al tribunale una dichiarazione giudiziaria (declaratory judgment) che riconosca la loro proprietà su 39.069 indirizzi Bitcoin rimasti inattivi per almeno 5-6 anni.
Il valore complessivo dei BTC contenuti è stimato intorno ai 3,79 milioni di BTC (circa 280-290 miliardi di dollari al cambio attuale).
Tra questi ci sono portafogli attribuiti a Satoshi Nakamoto, primi miner, Casascius Coins, fondi persi e persino quelli legati all’hacker di Mt. Gox.
Secondo i documenti, Noah Doe avrebbe individuato questi indirizzi tra dicembre 2024 e aprile 2025 tramite un algoritmo proprietario, li avrebbe segnalati alla NYPD, effettuando notifiche on-chain e sulla stampa per oltre un anno. Non essendosi presentato alcun proprietario, i ricorrenti sostengono di aver acquisito legalmente i diritti sui fondi ai sensi delle leggi newyorkesi sui beni smarriti e abbandonati.
Analisi
La strategia legale si basa sull’Article 7-B del New York Personal Property Law, che regola i beni smarriti (lost property), inclusi quelli abbandonati. In sintesi, chi trova un bene di valore significativo deve consegnarlo alla polizia; dopo un periodo di ricerca del proprietario e notifiche adeguate, se nessuno si presenta, il titolo di proprietà può passare al “finder” (chi lo ha trovato), in particolare ai sensi della Section 257.
Aspetti tecnici rilevanti
- Molti wallet storici (inclusi quelli di Satoshi) usano indirizzi P2PK, mentre le notifiche sono state inviate spesso alle versioni P2PKH che hanno saldo nullo o irrisorio. Questo rende le notifiche incomplete per i fondi reali.
- I wallet sono self-custodial (non custoditi da terze parti): l’unico modo per spostare i fondi resta possedere le chiavi private.
- La blockchain è pubblica e globale, quindi “trovare” un indirizzo inattivo tramite scansione on-chain differisce enormemente dal ritrovare un oggetto fisico smarrito.
Anche in caso di vittoria in tribunale, una sentenza americana non sposterebbe automaticamente i BTC sulla blockchain. Servirebbero le chiavi private, che i ricorrenti non hanno. Molti esperti, tra cui Adam Back e Charles Hoskinson, hanno definito la pretesa irrealistica sul piano pratico.
Opinione
Questa causa rappresenta un tentativo creativo e ambizioso di applicare leggi pensate per oggetti fisici (anni ’40-’50) al mondo decentralizzato di Bitcoin. Da un lato, evidenzia un problema reale: miliardi di dollari in BTC sono probabilmente persi per sempre a causa di chiavi dimenticate o errori. Dall’altro, rischia di creare un pericoloso precedente che potrebbe incoraggiare “caccia al tesoro” su indirizzi dormienti, minando la certezza della proprietà basata esclusivamente sul possesso delle chiavi.
La vera forza di Bitcoin sta proprio nella sua natura non-custodial e nella regola Not Your Keys, Not Your Coins.
Una sentenza favorevole sarebbe in gran parte simbolica e quasi certamente impugnata o aggirata. Tuttavia, il caso pone domande importanti su come i sistemi giuridici tradizionali possano (o non possano) interfacciarsi con asset nativamente digitali e borderless.
Resta da vedere come il tribunale di New York affronterà questa sfida. Nel frattempo, ricorda: se possiedi Bitcoin, custodisci tu stesso le tue chiavi. Nessun algoritmo o sentenza potrà mai sostituire quel principio fondamentale.
Fonti principali:
- Complaint ufficiale e report su CCN, Crypto.news, TradingView (maggio 2026)
- New York Personal Property Law Article 7-B