Gli USA stanno conquistando Bitcoin?
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Gli USA stanno conquistando Bitcoin?

Parlare di “conquista nazionale” di Bitcoin può sembrare un ossimoro. Bitcoin è nato proprio per essere uno strumento senza confini, decentralizzato e resistente alla censura, un asset che non appartiene a nessun governo o istituzione centrale.

Eppure, i dati del recente report di River Financial mostrano un quadro inequivocabile: gli Stati Uniti sono diventati, di fatto, la superpotenza globale di Bitcoin.

Secondo le stime di River, gli americani detengono circa il 42% di tutti i bitcoin esistenti. Per contestualizzare: gli USA rappresentano il 34% della ricchezza globale, producono il 26% del PIL mondiale e ospitano solo il 4% della popolazione mondiale. La loro dominanza nel possesso di Bitcoin è quindi ancora più marcata rispetto ad altri indicatori economici tradizionali.

La proprietà è diffusa: secondo il Nakamoto Project, circa 49,6 milioni di adulti americani (il 18,6% della popolazione adulta) possiedono Bitcoin, una percentuale significativamente superiore a quella di chi possiede oro (10,8%).

Dominio anche nel mining

Non si tratta solo di possesso. Gli Stati Uniti controllano oggi il 37,5% dell’hashrate globale di Bitcoin, più dei successivi cinque Paesi messi insieme.
Quanto sembrano lontani i giorni nei quali ci lamentavamo del monopolio cinese nel mining.
Sul territorio americano operano oltre 150 aziende dedicate a Bitcoin (tra cui River) e più di 50 siti di mining di grandi dimensioni (oltre 10 MW ciascuno). Molti di questi miner utilizzano energia in eccesso che altrimenti verrebbe sprecata e sono in grado di spegnersi in pochi secondi in caso di stress della rete elettrica, fornendo così un servizio prezioso per la stabilità della rete americana.

Imprese e istituzioni

Le aziende pubbliche americane detengono 1,24 milioni di BTC, pari al 92,7% di tutti i bitcoin posseduti da società quotate nel mondo. Solo negli ultimi 12 mesi hanno acquistato 510.000 BTC, più del triplo della quantità di bitcoin estratta nello stesso periodo.

Anche lo Stato americano è un grande holder: il governo degli USA possiede 328.372 BTC, quasi tre volte l’intero ammontare detenuto da tutti gli altri governi del pianeta combinati. A Washington, secondo il think tank Stand with Crypto, la maggioranza dei politici – trasversalmente ai partiti – si dichiara pro-Bitcoin.

Un legame con i valori fondanti

Come sottolinea River Financial, non è un caso. Il Paese nato dalla Dichiarazione d’Indipendenza e fondato sui principi di libertà individuale e mercati liberi ha trovato in Bitcoin un’estensione naturale di quei valori. I Padri Fondatori, che difesero con forza il diritto alla proprietà privata e alla libertà economica, avrebbero probabilmente compreso immediatamente l’importanza di questa tecnologia.

Le nazioni hanno e avranno sempre più bisogno di Bitcoin. Bitcoin non ha bisogno delle nazioni.

Per fortuna, i cittadini potranno vivere questa rivoluzione a prescindere dall’entusiasmo e dall’intraprendenza degli Stati, o al contrario dal lassismo, dalle barriere regolatorie, dai cavilli burocratici e dalle resistenze che alcuni governi vorranno opporre e che continuamo a registrare.

Bitcoin è già qui, è globale e continua a funzionare indipendentemente dalle scelte politiche. Chi lo capisce per primo ne trarrà i maggiori vantaggi.

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