La Francia ha compiuto un passo significativo a tutela dei propri cittadini, eliminando l’obbligo di dichiarazione annuale per i portafogli self-custody di Bitcoin e criptovalute con saldi superiori a 5.000 euro.
La decisione, annunciata il 1° maggio 2026, rappresenta una correzione di rotta rispetto a un provvedimento che avrebbe aumentato i rischi invece di ridurli.
Durante le fasi finali di discussione di un disegno di legge contro le frodi fiscali e sociali la commissione parlamentare paritetica francese ha soppresso il controverso articolo 3 quater del disegno di legge che avrebbe imposto la dichiarazione obbligatoria dei wallet “self-hosted”.
Non si tratta di un decreto autonomo, ma della rimozione di una clausola specifica dal più ampio progetto di legge anti-frode.
Grazie a questo intervento parlamentare, i contribuenti non saranno più tenuti a comunicare alla agenzia delle entrate francese, la Direction Générale des Finances Publiques (DGFIP) i dettagli dei loro wallet personali non custoditi presso piattaforme regolamentate.
L’obbligo, che avrebbe dovuto entrare in vigore progressivamente, è stato eliminato proprio per i gravi pericoli evidenziati da associazioni come ADAN e da deputati come Daniel Lavaronne, che ne hanno sottolineato l’inefficacia tecnica (le autorità non dispongono di strumenti per verificare le dichiarazioni sui wallet privati) e i rischi concreti per la sicurezza dei cittadini.
Questo cambiamento arriva in un contesto particolarmente preoccupante.
La Francia è diventata purtroppo l’epicentro europeo delle cosiddette “wrench attacks”: aggressioni fisiche, rapimenti e sequestri ai danni di possessori di criptovalute.
Nel solo 2026 sono stati registrati decine di casi — oltre 40 solo nei primi mesi — con criminali che utilizzano la violenza per costringere le vittime a trasferire fondi dai wallet.
Un elemento aggravante è emerso chiaramente: funzionari infedeli dell’agenzia delle entrate hanno venduto dati sensibili di contribuenti, inclusi investitori in Bitcoin, alla malavita organizzata.
Casi documentati di impiegati della DGFIP che sfruttavano accessi ai database fiscali per fornire indirizzi, patrimoni e informazioni su possessori di crypto hanno alimentato questa ondata di violenza, rendendo i cittadini più vulnerabili proprio a causa della centralizzazione delle informazioni.
Eliminando l’obbligo di dichiarazione, la Francia riconosce che la raccolta massiccia di dati su wallet privati non solo non garantisce un reale vantaggio nella lotta all’evasione, ma crea database appetibili per criminali e insider corrotti.
Si tratta di un grande passo avanti per la sicurezza fisica e la privacy dei cittadini: proteggere le persone da minacce reali vale più di un controllo teorico difficile da applicare.
I wallet self-custody rappresentano l’essenza della sovranità finanziaria individuale, e obbligarne la registrazione equivale a esporli inutilmente.
Questa decisione si configura come un processo inevitabile.
I governi, spinti dalla tentazione di monitorare e controllare ogni aspetto della vita economica dei cittadini in nome della trasparenza, si scontrano con la realtà tecnologica e sociale delle criptovalute. Quando il controllo statale genera più rischi che benefici — esponendo le persone a furti, violenze e violazioni della privacy senza un corrispondente guadagno collettivo in termini di gettito o sicurezza pubblica — la retromarcia diventa necessaria. La Francia dimostra, forse involontariamente, che la tutela effettiva dei cittadini passa anche dal limitare l’iper-regolamentazione e dal rispettare i limiti tecnici e umani di un sistema di sorveglianza totale.
In un’epoca in cui la ricchezza digitale è sempre più diffusa, questa posizione deve diventare un modello per altri Paesi europei: privilegiare la sicurezza concreta delle persone rispetto all’illusione di un controllo onnipresente.
I bitcoiner e gli investitori in crypto francesi possono ora respirare un po’ più tranquilli, sapendo che lo Stato ha scelto, almeno in questo caso, di non trasformarli in bersagli troppo facili, ma c’è ancora molto lavoro da fare: a partire dal 1° gennaio 2026, la Francia ha comunque recepito la direttiva europea DAC8, che impone lo scambio automatico di informazioni tra piattaforme di scambio (exchange centralizzati come Binance, Kraken, ecc.) e le autorità fiscali europee. Questo significa che le transazioni tra piattaforme e wallet personali saranno tracciate, anche se il wallet personale stesso non richiede una dichiarazione separata.