Lugano, 19 aprile 2026. Per la seconda volta in meno di un anno, la statua dedicata a Satoshi Nakamoto – il creatore pseudonimo di Bitcoin – è stata presa di mira.
La scultura, opera dell’artista italiana Valentina Picozzi, è stata piegata e danneggiata nella sua struttura in acciaio.
Le immagini condivise dall’autrice mostrano l’opera deformata, ma il messaggio che accompagna il post è chiaro e potente:
You can bend the steel but not its meaning (Puoi piegare l’acciaio, ma non il suo significato).
A commentare l’accaduto è stato Giacomo Zucco, figura di spicco del mondo Bitcoin e presidente di PlanB Network, con un post che sintetizza perfettamente lo spirito antifragile della comunità crypto.
Giacomo ricorda che il primo vandalismo, avvenuto nell’agosto 2025, aveva visto la statua strappata dal basamento nel Parco Ciani, tagliata con dischi abrasivi e gettata nel Lago di Lugano durante i festeggiamenti per la Festa Nazionale Svizzera.
Recuperata in pezzi dai sommozzatori comunali, era stata restaurata in stile kintsugi – l’antica tecnica giapponese che ripara le fratture con l’oro, trasformando le crepe in elementi di bellezza – e reinstallata pochi mesi dopo in una posizione più centrale della città, con una seconda inaugurazione che aveva attirato ancora più attenzione mediatica.
Ora l’hanno vandalizzata di nuovo rendendo la prossima restaurazione nuovamente notizia e aumentando ulteriormente la sua visibilità. Questa è una rappresentazione perfetta di Bitcoin: le istituzioni statali non riescono a proteggere la proprietà dagli attaccanti, ma le idee e le reti antifragili crescono solo più forti da ogni attacco
Scrive Giacomo
Il parallelismo tracciato da Giacomo non è solo suggestivo, ma profondamente calzante.
La statua di Lugano non è un semplice monumento: è un’opera concettuale che gioca sull’anonimato di Satoshi.
Vista di fronte, la figura scompare (un omaggio al disappearing Satoshi), mentre di lato rivela un uomo chino su un laptop, simbolo del gesto rivoluzionario del 2008. Installata nell’ottobre 2024 proprio durante il Plan B Forum – l’evento che ha consacrato Lugano come una delle città più “Bitcoin-friendly” al mondo – la scultura incarna i principi di decentralizzazione, privacy e resistenza al controllo centrale.
Ogni atto di vandalismo, invece di distruggere il simbolo, lo ha reso più forte.
Il primo attacco ha generato indignazione nella comunità Bitcoin, una petizione con oltre 1.300 firme consegnate al Municipio e un’ondata di sostegno internazionale. La riparazione kintsugi ha trasformato il danno in un’opera d’arte ancora più preziosa e visibile, spostandola in una posizione di maggior rilievo.
Il secondo episodio, avvenuto a pochi mesi di distanza, sta già producendo lo stesso effetto: discussioni, condivisioni, articoli e un’attenzione mediatica amplificata.
È la dimostrazione pratica del concetto di antifragilità teorizzato da Nassim Nicholas Taleb: non solo resistenza allo stress, ma capacità di trarne beneficio.
Bitcoin stesso funziona allo stesso modo. Ogni tentativo di vietarlo, tassarlo pesantemente, demonizzarlo o attaccarlo fisicamente (come in questo caso) ha storicamente coinciso con un aumento di interesse, adozione e valore.
Le “guerre” contro Bitcoin da parte di governi e istituzioni centrali non hanno fermato la rete: l’hanno reso più resiliente, più distribuito, più inarrestabile proprio come Satoshi.
Le istituzioni possono fallire nel proteggere una statua in un parco pubblico – nonostante telecamere e presenza di forze dell’ordine – ma non possono intaccare l’idea che rappresenta: un sistema monetario aperto, permissionless, resistente alla censura e alla confisca.
In un’epoca in cui il dibattito su proprietà privata, sicurezza e libertà individuale è più acceso che mai, la statua di Lugano diventa metafora vivente. Non è l’acciaio che conta, né il bronzo o il corten.
È il significato: l’idea che un singolo atto anonimo (il White Paper del 2008) possa ancora oggi sfidare secoli di monopolio statale sulla moneta. E ogni volta che qualcuno prova a “piegarlo”, quel significato si rafforza, si diffonde, diventa virale.
Lugano, città che ha scelto di abbracciare Bitcoin come moneta legale per tasse e servizi, si trova così a custodire un simbolo che, paradossalmente, cresce proprio grazie a chi vorrebbe cancellarlo.
La prossima restaurazione – che sicuramente arriverà, forse ancora più dorata e visibile – non sarà solo un atto di manutenzione urbana. Sarà l’ennesima dimostrazione che, come ha scritto Zucco, le idee antifragili non si piegano. Si rafforzano.